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Cina, la stretta sugli espatri: manager e funzionari restituiranno il passaporto

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di Paolo Salom

Troppi contatti con l’estero: per le figure «strategiche» – ma forse presto per tutti – Xi torna a una politica di origine maoista: quando lasciare la Cina era considerato un tradimento

Stop agli espatri «facili» per i cinesi, almeno per quegli individui che ricoprono cariche sensibili, ovvero se fanno parte del Partito comunista, se sono dipendenti statali o leader di aziende considerate strategiche. Il nuovo regolamento è stato promulgato dal Consiglio di Stato (il governo) presieduto da Li Qiang lo scorso luglio e le nuove norme sono in vigore da oggi, ma la verità è che già da un paio di anni ai membri del Pcc e altre figure apicali nella società era stato richiesto di consegnare il proprio passaporto. 

Si chiude così la (breve) era che aveva visto, a partire dagli anni Novanta, i cinesi lasciare il proprio Paese senza quasi restrizioni, una necessità imposta dalla rapida crescita economica e industriale del Paese cui, con la nuova affluenza di una classe media nata dal nulla, si era aggiunto il semplice piacere di fare i turisti all’estero. 

Il boom dei viaggi oltre confine ha portato decine di milioni di cittadini della Repubblica

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