di Rita Querzè
L’obiettivo è arrivarci nel giro di un anno: sul piatto della bilancia gli stipendi ma anche welfare, bilateralità, parte normativa
Dell’idea di introdurre un «bollino blu» per distinguere i contratti nazionali di lavoro buoni da quelli cattivi si è parlato in passato, ma sempre rimanendo del vago. Ora il presidente del Cnel Renato Brunetta chiarisce il suo obiettivo. Dando anche un’idea anche dei tempi: «Sono convinto della bontà di questo progetto, nel giro di un anno potremmo arrivarci».
Sul piatto della bilancia soldi, welfare, bilateralità e molto altro
Oggi i contratti sono oltre mille, come certifica il rapporto annuale sulla contrattazione approvato all’unanimità il 22 aprile al Cnel. Erano poco più di 400 soltanto 15 anni fa, nel 2010. Secondo Brunetta, però, la numerosità dei contratti non è di per sé un male perché tutti devono essere liberi, se vogliono, di diventare soggetti della contrattazione. L’importante – dice in sostanza il presidente del Comitato nazionale per l’economia e il lavoro – è conoscere il contenuto di ciascun contratto e saper distinguere i contratti buoni da quelli cattivi. «I contratti si possono pesare e misurare, possiamo fare loro l’esame del sangue. Questo è importante perché –




