
L’esterno portoghese della Juventus si racconta a Sportweek: “Il calcio è istinto: nel mio ruolo mi sento uno dei migliori, dribblerei chiunque, anche il difensore più forte del mondo”
Manuali e saggi ponderosi ci hanno spiegato l’opportunità – meglio: la necessità – che la ragione prevalga sull’istinto, non foss’altro perché è l’elemento che distingue l’uomo dagli altri animali e lo rende superiore a essi. Poi ascolti Francisco Conceiçao descrivere se stesso e ti assale il dubbio: vuoi vedere che ha ragione lui quando ammette di assecondare il suo, di istinto, con quel gioco tutto scatti, finte e dribbling? Un modo di stare in campo – prima ancora, di interpretare il calcio – che rappresenta uno dei pochi motivi di consolazione in una stagione conclusasi per la sua Juve nel modo peggiore, con la mancata qualificazione alla prossima Champions. Lo dicono le statistiche: il ventitreenne esterno destro d’attacco portoghese è tra i migliori in Serie A per dribbling riusciti nei 90 minuti e, tra i pari ruolo, per tocchi in area, accelerazioni, occasioni da gol create, passaggi filtranti. Abbastanza per farne uno dei protagonisti del campionato e prevedere che possa vestire gli stessi panni al Mondiale.
Bruno Fernandes, trequartista del




