
La sfida tra Cina e Usa passa dal Canale di Panama: dopo Hormuz, anche le rotte marittime tornano decisive per il potere globale
Diciotto giorni tra fango, caldo soffocante e fauna velenosa. I soldati lo chiamano “inferno verde”: è il corso di addestramento nella giungla di Panama lanciato dalle forze armate americane lo scorso ottobre, in collaborazione con le truppe locali, segnando il ritorno degli anfibi a stelle e strisce sul terreno del piccolo Paese centroamericano dopo un quarto di secolo.
È solo uno degli sviluppi con cui l’amministrazione Trump ha dato seguito alla volontà di riaffermare il dominio di Washington sull’emisfero occidentale del globo. Di cui il canale di Panama costituisce uno snodo di navigazione fondamentale: da qui passa il 6% del commercio mondiale e il 40% delle navi cargo statunitensi. Troppo importante per lasciarlo nelle grinfie del suo vero rivale per la supremazia globale: il Dragone cinese.
L’importanza di questo taglio nell’istmo centroamericano sta aumentando esponenzialmente dopo la tempesta geopolitica che si è abbattuta sul commercio marittimo. Prima gli attacchi degli Houthi yemeniti nello stretto di Bab el-Mandeb, poi il blocco iraniano dello stretto di Hormuz, hanno costretto la logistica globale a ripensamenti repentini. In particolare, i




