Il cartello è diventato virale, ma dietro quella scritta c’è una questione che riguarda molti più ristoratori di Lele Scandurra: che cosa deve fare un locale quando un influencer entra dalla porta? Trattarlo come un cliente, come un potenziale strumento di marketing o come entrambe le cose? La vicenda raccontata dal pizzaiolo catanese ha riacceso il confronto sul rapporto tra ristorazione e influencer. Nel suo caso, la persona coinvolta era arrivata in pizzeria come un normale cliente. Nessun accordo commerciale, nessuna collaborazione concordata. Eppure, proprio il fatto di essere un influencer ha finito per complicare un rapporto che, nelle intenzioni del ristoratore, avrebbe dovuto essere molto semplice: si entra, si ordina, si mangia e si paga. Una distinzione che anche sul piano legale è tutt’altro che secondaria. Per Alessandro Klun (collaboratore di Italia a Tavola, autore del libro “A cena con diritto ed esperto di questioni legali relative al mondo della ristorazione e dell’accoglienza), infatti, essere influencer non trasforma automaticamente una persona in un soggetto che collabora con il ristorante. Se entra autonomamente, consuma e paga il conto senza aver ricevuto compensi, omaggi, sconti o altri benefici in cambio della visibilità, il rapporto resta quello ordinario tra esercente e cliente.
L’influencer che non




