
di Nicolò Fagone La Zita
La denuncia di Filippo Blengino, segretario nazionale di Radicali Italiani, al termine della visita al Lorusso e Cutugno: «Centinaia di persone con gravi problemi psichiatrici e fisici. E ogni mese 200 ingressi contro i 25 di Bologna»
«Visitando il carcere di Torino, la sensazione non è stata quella di entrare in un istituto di pena, ma in un ospedale abbandonato a sé stesso. Centinaia di persone con gravi problemi psichiatrici e fisici: ottantenni, uomini con disabilità, un detenuto senza una gamba e persino una persona non vedente. Altro che pericolosi criminali: le carceri sono piene di fragilità che avrebbero bisogno di aiuto e reinserimento in luoghi specializzati». È questa la fotografia, durissima, tracciata da Filippo Blengino, segretario nazionale di Radicali Italiani, al termine della visita al Lorusso e Cutugno.
Un «controllo» che rientra nella campagna «Dove finisce lo Stato», promossa dai Radicali per monitorare le condizioni degli istituti penitenziari italiani. Al termine Blengino ha messo al centro soprattutto le fragilità della popolazione detenuta, senza dimenticare il problema del sovraffollamento. A Torino i detenuti sono più di 1.550 e vivono, denuncia Blengino, in «celle disumane». «Ma ad essere drammatica è anche la carenza




