Gli studi negli Stati Uniti, un’esplosione tardiva e il trionfo contro il campione: il portoghese affronterà Jannik con il pragmatismo di chi non smette di stupire
Collaboratore
30 giugno – 13:06 – MILANO
Una delle istantanee più vivide nella mente di Nuno Borges è… una sconfitta. E neanche tennistica: “Avevo sedici anni, persi in finale un torneo liceale di badminton. Andai fuori di testa, non parlai per giorni”. Nonostante sia un fan dei Coldplay e dei loro decibel da festa totale, Borges viene pur sempre dal Portogallo, terra più crepuscolare che caotica. E quindi ai sorrisi per le vittorie unisce sempre quel disincanto, quella sensazione di normalità di chi non si aspettava di diventare un tennista professionista: “Fino a poco prima della maggiore età ero un mediocre”. Poi si è ritrovato a vincere una finale contro Nadal e raggiungere picchi della storia portoghese in giro per gli Slam. A proposito, ora è sulla strada di Jannik Sinner.
dottore—
Chiamatelo dottore, Nuno Borges. Perchè il ragazzo di Maia, oasi della terra battuta portoghese, va via presto da casa e non per il tennis. O meglio,




