
di Marta Serafini
Lo storico ucraino Plokhii collega il lascito del 1986 alla guerra di oggi, dall’occupazione russa del sito di Chernobyl a quella di Zaporizhzhia. «E quell’evento contribuì alla caduta dell’Unione Sovietica»
A quarant’anni dal disastro del 26 aprile 1986, lo storico di Harvard Serhii Plokhii rilegge Chernobyl non solo come la più grave catastrofe nucleare civile della storia, ma come un evento che ha cambiato la politica ucraina e il nostro modo di guardare al rischio atomico. Autore di Chernobyl. Storia di una catastrofe nucleare (Rizzoli), Plokhii collega il lascito del 1986 alla guerra di oggi: dall’occupazione russa del sito di Chernobyl a quella della centrale di Zaporizhzhia, la distinzione tra atomi per la pace e atomi per la guerra, dice, non esiste più.
Professor Plokhii, a quarant’anni da Chernobyl, qual è la principale eredità di quel disastro?
«Chernobyl è stato molto più di un incidente nucleare. È stato un evento politico, morale e simbolico. Ha mostrato che il sistema sovietico non era in grado di proteggere i propri cittadini e che, anzi, era disposto a nascondere la verità anche davanti a un pericolo enorme. In Ucraina questo ha avuto conseguenze decisive: dopo Chernobyl nacquero movimenti




