
A 40 anni dal disastro nucleare del 26 aprile 1986, l’inviata Marta Serafini è entrata nella zona di esclusione di Chernobyl
«Siamo entrati nella zona di esclusione di Chernobyl per raccontare cosa resta di quella catastrofe di 40 anni fa». Comincia così il racconto dell’inviata Marta Serafini che è andata in una delle aree più contaminate al mondo, istituita poco dopo il disastro nucleare del 26 aprile 1986.
«Qui non c’è soltanto la traccia dell’esplosione, ma anche quella della menzogna sovietica, del ritardo, dell’omertà, della verità nascosta mentre migliaia di persone venivano esposte alle radiazioni senza saperlo», continua Serafini, ripercorrendo ciò che avvenne nelle ore e nei giorni successivi all’esplosione del reattore numero 4.
Ma Chernobyl non è solo un ricordo del passato, come testimonia Serafini: «Nei mesi scorsi il grande arco d’acciaio costruito per coprire il reattore distrutto è stato colpito dai droni russi che, secondo i tecnici, hanno danneggiato una struttura pensata per contenere il rischio radioattivo. Il segno più evidente di come la guerra sia arrivata fino a qui».
26 aprile 2026
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