
Un centrodestra che ribolle sempre più, e ammaccato dall’ultimo referendum, si avvicina alle amministrative di maggio: 7,5 milioni di italiani per elezioni locali che sanno di “verifica” politica
Lavorano in sordina da settimane con un via vai di aspiranti candidati e di questuanti di poltrone e strapuntini come non si vedeva da quando Silvio Berlusconi, primi anni Ottanta, ci andò per la prima volta a colloquio con Gianfranco Fini che era in cerca di alternative alla Rai, rea di non dare spazio alla fiamma tricolore. Altri tempi si dirà, ma Niccolò Machiavelli insegna che le cose ritornano.
Tra un mese – il 24 e 25 maggio con eventuali ballottaggi il 7 e 8 giugno – quasi 7,5 milioni di italiani (il 14,5 per cento dell’intero corpo elettorale) andranno alle urne per elezioni amministrative. E in via della Scrofa, Arianna Meloni e Luigi Donzelli sono impegnati in una sfida dirimente. Non già per le proporzioni, ma per la posta in gioco: se il centrodestra esce ridimensionato, dopo la batosta presa al referendum, le conseguenze possono essere pesanti e scatenare istinti animali tra alleati. Sperano che la colonna sonora di queste amministrative non diventi Maledetta primavera. Fratelli d’Italia ha un obbligo:




