
di Stefania Ulivi, inviata a Cannes
L’attrice australiana ospite del festival. «Ucciso in fretta. In tutti i settori c’è ancora un sistema di abusi Disparità sui set, ci sono 10 donne e 75 uomini»
«Il MeToo? Soffocato, ucciso troppo in fretta. Faceva paura: ha sollevato il velo su una realtà sistemica di abusi, non solo nel nostro settore ma in tutti i campi della società. Ma se non si identifica un problema, se lo si nasconde, non lo si può risolvere. Ci sono molte persone che hanno una certa visibilità e possono parlare in relativa sicurezza, dire “questa cosa è successa a me”, oppure dare voce alle altre che concordano nel dire #MeToo. Perché tutto questo è stato messo a tacere così rapidamente?». Cate Blanchett, diva da Oscar, sa di avere il carisma necessario per schierarsi.
Il festival di Cannes è un po’ casa sua, è stata in gara la prima volta nel 1999, ci è tornata spesso, è stata presidente della giuria nel 2018, quando guidò con il supporto entusiasta di Agnès Varda l’invasione sulla Montée de Marches, delle 82 donne del cinema internazionale: 82 come le registe che fino a quella edizione, la numero 71,




