
Il 25 maggio RedBird annunciava i quattro, clamorosi licenziamenti. Un mese dopo ci sono un nuovo allenatore e una nuova struttura dirigenziale costruita dall’interno. Ma le cose sono andate ben diversamente da come immaginava Cardinale
Il Diavolo è surreale per definizione. Ma, pur dopo gli sconquassi con i quali si è conclusa la scorsa stagione, nemmeno lo sceneggiatore più ardito e trasgressivo avrebbe potuto immaginare un mese vissuto in questo modo. Lunedì 25 maggio-giovedì 25 giugno: in questo lasso di tempo il Milan è diventato un’entità liquida, privata delle pareti, a cui Cardinale ha cercato di fornire un nuovo contenitore. Se c’è riuscito lo dirà il tempo e probabilmente non occorrerà attendere troppo. Intanto, mentre tutti – ma proprio tutti: tifosi, media, agenti – cercano di capire la direzione reale che sta imboccando il club, una cosa la si può affermare incontrovertibilmente: per la forma che ha acquisito adesso, non è il Milan che RedBird aveva in mente un mese fa. Non si tratta di una sentenza fallimentare – la curiosità, anzi, è parecchia -, ma nuda cronaca. Vediamo perché.
azzeramento—
Il giorno dopo lo sprofondo col Cagliari, match in cui il Diavolo calcia in curva un rigore a




