
di Simone Canettieri
La soluzione trovata seguendo l’invito di Fitto alla cautela, senza strappi
«Solo approcci costruttivi, nessuna dichiarazione contro la Commissione». Quando lo scorso 17 maggio Giorgia Meloni ha scritto a Ursula von der Leyen per chiedere flessibilità anche sulle spese per l’energia (sulla scorta di quanto già ottenuto per la difesa) il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto ha consigliato, dietro le quinte, a tutto il governo questo tipo di atteggiamento per non inficiare una trattativa complessa e densa di ostacoli.
Un metodo? Forse sì. A base di dialogo e cautela, bandite parole guerriere.
E così — a parte qualche intemerata di Matteo Salvini all’insegna del «se non ci ascoltano faremo da soli» — è stato. La «tenaglia» su Bruxelles o «stalking grazioso», come lo chiamano nell’esecutivo, ha avuto in queste settimane diversi livelli di dialogo. Canali sotterranei restati sempre aperti, anche quando sembrava dover saltare tutto.
Da una parte c’è stata la «marcatura a uomo» del ministro Giancarlo Giorgetti sul commissario all’Economia, il «falco di Riga» di Valdis Dombrovskis in tutte le occasioni a partire dall’Ecofin. Giorgetti ancora ieri sera preferiva non commentare, aspettando la formalizzazione, «nero su bianco», dei risultati ottenuti.
Dall’altra parte ci




