
di Giorgio Pirani
Il rapporto dell’Osservatorio regionale Osservatorio Legalità e Diritti al Lavoro. Il segretario Bussandri: «Il 9,5% del valore aggiunto nel nostro territorio è rappresentato dall’economia sommersa»
Sono passati dieci anni dall’approvazione della legge 199/2016 contro il caporalato, ma lo sfruttamento lavorativo resta ancora una piaga difficile da sradicare in Italia e in Emilia-Romagna. È questo il quadro che emerge dalla quarta edizione del rapporto dell’Osservatorio Legalità e Diritti al Lavoro della Cgil Emilia-Romagna dal titolo “Lo Stato di bisogno. Sfruttamento lavorativo, caporalato e ricatto sociale a dieci anni dalla legge 199/16”. Il rapporto è dedicato alla memoria dei quattro braccianti stranieri arsi vivi ad Amendolara, in Calabria, all’interno di un’auto a inizio giugno.
I numeri del sindacato
Secondo i dati, gli occupati irregolari in regione sono 161.800, pari al 7,5% del totale (2.171.600 lavoratori). Le incidenze più alte si registrano in agricoltura (10,2%), nei servizi (8,6%), nell’edilizia (7,7%) e nell’industria (3,4%). Un sistema che, secondo l’Osservatorio, si regge su una combinazione di compressione salariale, fragilità contrattuale e ricattabilità diffusa. Particolarmente significativo il dato sulle ispezioni del 2025: su 7.657 controlli dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, 5.433 hanno rilevato irregolarità, pari al 71%.
I settori coinvolti
Tra




