di Sara Gandolfi
Da un lato l’«Esercito di Lula», dall’altro la «Tropa del Flavio». A guidarli due giovani deputati avversari di Minais Gerais. Le Big Tech accusate di favoritismi e il rischio di finire in tribunale
DALLA NOSTRA INVIATA
SAN PAOLO – La battaglia politica è ormai guerra digitale, con lo zampino di Big Tech. E in queste elezioni con finale al cardiopalma, il Brasile diventa laboratorio della democrazia nell’era della Società 5.0.
I due sfidanti per la carica di presidente, Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro, sono tornati a scontrarsi in tv venerdì sera su Rede Globo: duello che si è concluso sostanzialmente alla pari ma con una brutta caduta di stile del candidato di destra quando ha detto che l’avversario «dà con una mano e toglie con le nove dita», facendo riferimento al dito perso da Lula durante un incidente in fabbrica. Oggi, sabato, hanno mobilitato le rispettive piazze, tra Rio de Janeiro e San Paolo, per cercare di spostare in extremis qualche voto o convincere gli indecisi. Ma la campagna, in questo secondo turno, corre soprattutto sui canali WhatsApp.
Sul fronte “rosso”, è schierato l’«Exército de Lula», creato dal deputato del Partito




