«Via il salmone allevato dai ristoranti». Lo chiedono oltre 120 grandi cuochi internazionali di 26 Paesi, forti complessivamente di più di 90 stelle Michelin, che hanno aderito alla campagna Off The Table contro il salmone cresciuto nelle gabbie marine aperte. Fra loro figurano Massimo Bottura, Norbert Niederkofler e Antonia Klugmann, accanto a Joan Roca, Mauro Colagreco, Alice Waters, Dan Barber, Virgilio Martinez e Angel Leon. Un appello importante, sostenuto da argomenti ambientali che meritano attenzione. Ma c’è qualcosa che non torna.
Oltre 120 grandi chef chiedono di rinunciare al salmone allevato nei ristoranti
Parliamo di un prodotto che, selezionato e apprezzato, sta sulle tavole della prima colazione di molti dei più importanti hotel del mondo. È diventato uno degli ingredienti fondamentali della cucina giapponese contemporanea, a partire dal sushi, e non è certo mancato nei menu di tanti ristoranti stellati. La domanda allora è semplice: il problema è davvero che il salmone sia allevato? Oppure come, dove e da chi viene allevato? La differenza non è semantica. È enorme. Perché mettere sotto accusa un’intera categoria produttiva significa infilare nello stesso sacco allevamenti intensivi problematici e aziende che hanno




