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Bomba a Ranucci, caccia al movente. Lavitola: «Io non parlo con il pm»

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di Ilaria Sacchettoni

Sotto esame i legami tra i quattro arrestati e il factotum dell’ex editore: un mese prima il sopralluogo

Manca ancora il movente. La trama dell’attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci — ricostruita alla maniera di una piramide con la «manovalanza» alla base, un intermediario a pilotarla e una mente impegnata nella progettazione — tradisce determinazione e ingegno. Ma scoperto il meccanismo, occorre svelare i molti perché. Missione complessa perché nessuno dei protagonisti di questa strage sfiorata intende parlare.

 Non gli «operai» della camorra Antonio Passariello, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino arrestati la scorsa settimana e muti all’interrogatorio di garanzia. Non Gomes Clesio Tavares, l’intermediario per conto terzi imbarcato sbrigativamente su un aereo per il Camerun dopo l’esplosione.
E meno che mai il presunto mandante, quel Valter Lavitola catapultato dai segreti della Seconda Repubblica a misteri più contemporanei. Riguardo al suo appuntamento di oggi con il pm Edoardo De Santis, ha già fatto sapere attraverso il suo difensore Sergio Cola che si avvarrà della facoltà di non rispondere: «Non parlo, ci vediamo quando esco dal carcere», cerca di ironizzare.

Malgrado i silenzi, qualche certezza è acquisita. Il decreto di perquisizione, eseguito dai carabinieri del

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