
di Monica Guerzoni
La direttrice d’orchestra e il licenziamento dalla Fenice: «Proteste dei musicisti concesse dal sovrintendente. Se tornassi indietro non cederei alla richiesta insistente di Meloni di suonare a un convegno di FdI»
«Come sto? Sono serena. Sto ricevendo migliaia di messaggi, mail, commenti social. Un’ondata di affetto dall’Italia e dall’estero perché la notizia è esplosa nel mondo». Beatrice Venezi risponde al cellulare da Los Angeles.
Devo chiamarla al maschile, come la premier Meloni? E preferisce maestro o maestra?
«Beatrice in questo contesto va benissimo». Il contesto è quello del licenziamento dalla Fenice di Venezia, arrivato a sorpresa dopo l’intervista al giornale argentino La Nacion.
Non ha sbagliato ad accusare la Fenice di nepotismo?
«Non ho accusato nessuno di nepotismo. La notizia alla Nacion parla chiaro. E poi vogliano parlare della disparità di trattamento da parte della fondazione nei miei confronti? I dipendenti sono andati avanti per mesi con denigrazioni e diffamazioni, con il tacito consenso del sovrintendente».
Scherza?
«No. Se si fanno proclami dal palco durante un concerto senza il via libera del sovrintendente si rischiano lettere e sanzioni, che dalla fondazione non sono mai arrivate ai responsabili. Colabianchi ha concesso all’orchestra di fare




