di Redazione Economia
Un nuovo shock energetico farebbe aumentare l’inflazione dello 0,4% nel 2027 e taglierebbe la crescita dello 0,3%
La guerra in Medio Oriente rischia di erodere i risparmi delle famiglie. Secondo la Bce, un aumento del prezzo dell’energia simile a quello registrato nel 2022-2023 potrebbe frenare il Pil dell’Eurozona e allo stesso tempo riaccendere pressioni inflazionistiche. In un’analisi sull’impatto della guerra Francoforte evidenzia che il nuovo aumento dei prezzi dell’energia e la maggiore incertezza legata al conflitto stanno riaprendo rischi sull’andamento del risparmio delle famiglie.
La Bce ricorda che, dai picchi post-pandemia, il tasso di risparmio è infatti tornato a salire rapidamente nel 2022 e nel 2023, restando elevato anche nel 2024. Ma «con il manifestarsi delle ripercussioni economiche della guerra in Medio Oriente, le recenti tendenze dei prezzi dell’energia e dell’incertezza potrebbero invertirsi, con implicazioni per il tasso di risparmio», si legge nell’analisi.
Gli effetti dello schock
Secondo le simulazioni della Bce, uno shock sulle ragioni di scambio di entità comparabile a quello del 2022 ridurrebbe il tasso di risparmio dello 0,3% all’inizio del 2027, mentre un aumento dell’incertezza dei consumatori simile a quello seguito all’invasione russa dell’Ucraina lo aumenterebbe dello 0,4%




