di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
L’AI entra negli studi legali e cambia il lavoro forense. L’avvocato Marco Rodolfi: «Ne deriva più efficienza, ma attenzione ai nuovi rischi»
L’ingresso dell’intelligenza artificiale negli studi legali sta modificando in profondità il modo di lavorare degli avvocati. Dalla gestione dei tempi alla redazione degli atti, fino all’organizzazione delle attività, gli strumenti digitali stanno ridefinendo equilibri consolidati. Accanto alle opportunità, emergono però rischi concreti: non è un caso che poco tempo fa un episodio giudiziario, con un avvocato che in udienza cita 4 sentenze inventate di sana pianta dall’AI, abbia riportato l’attenzione sugli errori generati dall’intelligenza artificiale e sulle responsabilità di chi la utilizza. È indubbio che l’utilizzo della AI nella professione forense si stia rivelando una «vera e propria rivoluzione», spiega al Corriere l’avvocato Marco Rodolfi, partner dello studio legale THMR, ma «accanto agli indubbi vantaggi si devono considerare anche le necessarie cautele che dovranno essere adottate. Insomma, la trasformazione in atto impone nuove regole e maggiore consapevolezza».
Avvocato Rodolfi, ormai i software AI incidono concretamente su tempi e organizzazione del lavoro; ma influiscono anche sulla qualità delle decisioni giuridiche?
Allo stato attuale non credo. Anzi, il rischio, semmai, che dovrà essere evitato sarà




