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Di Foggia rinuncia alla buonuscita da Terna e può andare all’Eni: accordo raggiunto

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Intesa raggiunta sul nodo dell’indennità di fine rapporto dell’ormai ex amministratrice delegata di Terna

Accordo raggiunto sul caso della buonuscita di Giuseppina Di Foggia in uscita da Terna: l’amministratrice delegata rinuncia al trattamento di fine rapporto e adesso può andare all’Eni. La decisione arriva dopo «l’ultimatum» dei giorni scorsi della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che aveva invitato l’ad uscente di Terna a scegliere tra l’indennità di fine rapporto e la presidenza di Eni cui è stata candidata dal governo attraverso l’azionista di maggioranza relativa, il ministero dell’Economia e delle Finanze, titolare del 2,16% del capitale in via diretta e per il tramite della Cassa depositi e prestiti (partecipata all’82,77% dal Mef) di un ulteriore 30,91%.

Le norme previste dal Tesoro

Il tema della buonuscita di Di Foggia, che avrebbe chiesto a Terna 7,3 milioni di euro forte di un parere legale, era stato anche al centro di un richiamo da parte del Mef. Il Tesoro aveva precisato che già nel 2023 erano state emanate direttive per limitare o escludere indennità ed emolumenti da corrispondere a fine mandato, per naturale scadenza o dimissioni volontarie, nelle partecipate. E Cdp Reti, controllata da Cassa depositi e prestiti, detiene una partecipazione rilevante pari al

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