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Attentato a Monaco, due le piste: la truffa dei call center e i servizi dell’Ucraina

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di Stefano Montefiori

Interrogato il figlio del magnate ucraino ferito. Il procuratore Stéphane Thibault: «Le indagini continuano con l’appoggio delle autorità francesi»

DAL NOSTRO INVIATO 
MONTECARLO – Una persona è stata fermata ieri — ma rilasciata dopo poche ore — nell’ambito dell’inchiesta per l’attentato di lunedì sera nel Principato di Monaco. Il procuratore Stéphane Thibault dice che «le indagini continuano con l’appoggio delle autorità francesi», ma non offre altri elementi per capire che direzione stiano prendendo. Thibault non conferma ufficialmente neppure l’identità delle tre persone gravemente ferite dalla bomba scoppiata lunedì davanti alla palazzina dell’oligarca 58enne di origine ucraina, Vadim Ermolaev, probabile bersaglio dell’attentato.

Ermolaev è rimasto ustionato nell’esplosione e ferito da pallini di piombo, ma sembra ormai fuori pericolo, mentre la donna che era con lui, e che avrebbe cercato di proteggere con il corpo il figlio tredicenne della coppia, ha avuto le gambe amputate e lotta ancora tra la vita e la morte. Si tratterebbe non della moglie Anna Ermolaev, che ha precisato ai media ucraini di non essere a Monaco con il marito, ma della compagna Anna Nasobina, 46 anni, avvocata.

Originaria di Dnipro come Ermolaev, Anna Nasobina vive parte dell’anno a Londra dove

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