
di Virginia Nesi
Il leader uscente dopo la vittoria di Abelardo de la Espriella: «Torneremo»
Indossa solo indumenti bianchi: camicia, pantalone, scarpe da ginnastica. «Buongiorno o buonasera», pronuncia in italiano sottovoce. Prima di cominciare l’intervista con il Corriere, qualcuno ordina per lui un caffè americano. Ecco il presidente uscente (fino al 6 agosto) della Colombia: Gustavo Petro. Mentre fa il bilancio dei quattro anni al governo non smette di picchiettare una matita su una mano. «Sono orgoglioso di aver abbassato il livello di povertà: 7 milioni di persone ne sono uscite. Questa è l’eredità che lascio. Spero che rimanga e migliori», dice.
Di cos’altro va fiero?
«Abbiamo ridotto, anche se in misura più marginale, la disuguaglianza sociale. Siamo tra le cinque economie con le migliori prestazioni al mondo, secondo The Economist. Nella mia vita politica, che è progressista, di sinistra e persino ribelle, ho fatto mio uno slogan: l’ultimo sarà il primo».
Allora perché avete perso le elezioni?
«Da Benjamin Netanyahu a Donald Trump, dal narcotrafficante ex presidente dell’Honduras graziato dal presidente Usa (Juan Orlando Hernández, ndr) a Javier Milei: tanti hanno stanziato decine di milioni di dollari per invadere la Colombia avvalendosi dell’intelligenza artificiale. L’AI uccide




