di Fabio Sottocornola
Il mercato è selettivo, non basta solo un business plan. Spiega Federico Maronati: i gelatai sono bravi sul prodotto ma deboli nel trasmettere il valore
Che sia cono o coppetta, di frutta o di creme, non c’è estate senza un buon gelato. Ma le scelte non finiscono qui: meglio preparato da un gelatiere in modo artigianale o acquistato al bancone dei grandi brand che hanno una produzione standardizzata? Non ha dubbi Federico Maronati, fondatore e ceo di Artigeniale la società che da 30 anni offre consulenza e formazione al settore, aiuta i piccoli imprenditori nel realizzare un business model magari per andare all’estero, monitora l’andamento delle materie prime. Insomma, un osservatore attento di un mercato che, in piena stagione estiva, può contare su 40 mila operatori attivi e 10 mila laboratori in produzione. E deve fare i conti con i gusti mutevoli dei consumatori.
Dunque, meglio il piccolo chiosco o la grande catena? «Ritengo che da tutti possiamo imparare qualcosa. Nelle grandi catene il personale che vende il gelato ha una buona formazione ed è capace di dialogare con il cliente rispondendo a curiosità, dubbi e osservazioni. Invece, i gelatai artigiani si rivelano oggi




