
Cinque anni fa pareva un talento da Pallone d’oro, giocava con Haaland e quello forte era considerato lui. Poi ha fatto una scelta sbagliata e la sua carriera s’è inabissata. La sua storia, che pare tratta da una canzone.
C’è un’ironia di fondo crudele in questa storia: proprio mentre l’Inghilterra bussa forte alle porte del Mondiale, all’uomo che doveva esserne il portabandiera generazionale viene dato il benservito. Un comunicato di saluti scarno e impiegatizio firmato Manchester United, che in Inghilterra tutti i media hanno titolato “Il sogno di Jadon Sancho è diventato un incubo”. È che in Premier se lo ricordano ancora quell’ “it’s a dream come true” pronunciato all’ufficialità del suo passaggio ai Red Devils. E il sogno mica era solo il suo, ma un po’ di tutto il paese: era il talentone fuggito e poi rimpatriato, era lo smacco ai cugini del City che l’avevano mollato, era quello che prima o poi avrebbe vinto il Pallone d’oro, era quello che metteva d’accordo gli algoritmici perché numeri alla mano produceva più gioco di tutti i golden boys d’Europa e i non algoritmici perché tacchi, rabone, e serpentine nelle tabelle non ce li trovi. Era quello che giocava in coppia




