
di Silvia M. C. Senette
Bolzano, dal primo maggio Lampis è in pensione. Il primo concorso vinto a 18 anni, poi la direzione generale dei Musei italiani a Roma: «Ho cercato di portare la bellezza ovunque, non solo nei soliti circoli d’élite»
«Meglio fingersi acrobati che sentirsi dei nani. Bisogna avere il coraggio di buttarsi nelle responsabilità». Antonio Lampis chiude così, con la sciabola di chi ha navigato le stanze del potere per 44 anni e il fioretto di chi non ha mai smesso di studiare filosofia, una carriera che lo ha portato dai concorsi vinti a 18 anni fino alla direzione generale dei Musei italiani a Roma. Venerdì 1 maggio è scattata «l’ora X» della pensione e il presidente della Provincia, Arno Kompatscher, lo ha ricevuto per un commiato che sa di passaggio d’epoca: Lampis è stato il baricentro della cultura italiana in Alto Adige servendo quattro diversi assessori — Cigolla, Tommasini, Vettorato e Galateo — e sedendo ai tavoli capitolini delle Commissioni dei Sei e dei Dodici per l’attuazione dello Statuto. Mentre inscatola trent’anni di vita amministrativa, tra computer da resettare e vinili pronti per il trasloco, il suo monito è chiaro: «La cultura richiede




