
di Valerio Cappelli
Il grande regista russo dissidente, che vanta il Leone d’oro a Venezia e tre premi a Cannes, con «Minotaure» si candida alla Palma: «Il crollo morale e la guerra sullo sfondo di un tradimento familiare»
Quando si è risvegliato dal coma, il mondo non era più quello di prima. Putin aveva invaso l’Ucraina. «Fu uno shock. E intanto stavo morendo di Covid», ha detto. Andrey Zvyagintsev che a Cannes porta «Minotaure». Il film è una affascinante danza macabra sul crollo morale, tutto fuorché una pillola consolatoria.
Il regista dissidente russo (Leone d’oro a Venezia nel 2002 per Il ritorno, più tre premi a Cannes, tra cui Leviathan), ha vissuto un’esperienza estrema degna di un horror. Dopo aver contratto il Covid, le sue condizioni in ospedale si erano aggravate in ospedale a causa di una conseguente setticemia.
«Nel 2021 a causa di un’infezione sono stato quaranta giorni in coma e mi hanno ricoverato d’urgenza ad Hannover, in Germania. I miei polmoni erano danneggiati al 90 percento». Quando ha riaperto gli occhi, «non ero più capace di camminare, non potevo muovere le mani. Sono stato in riabilitazione per diversi mesi. Ho impiegato un anno




