di Gino Pagliuca
Ogni forma di contratto ha vantaggi e svantaggi. Ecco le tipologie che offrono più garanzie e meno rischi a proprietari e inquilini: la guida ragionata
Affitto a un solo inquilino per lungo tempo o a più inquilini per breve tempo? È la prima domanda che si fa il proprietario di casa che voglia trarre un reddito dal suo immobile. Da una parte la possibilità di minimizzare l’impegno, ma a prezzo di maggiori rischi e della rinuncia per anni alla disponibilità del bene. Dall’altra parte la possibilità, forse, di guadagnare di più, di ridurre il rischio di inadempienza dell’inquilino, ma a costo di dover cercare di continuo occupanti che, presumibilmente, non avranno un grande interesse per la cura dell’immobile. La normativa sulle locazioni residenziali è piuttosto rigida, ma consente — nel rispetto di determinate condizioni — di soddisfare sia le esigenze di chi vorrebbe affittare a lungo, sia di chi preferirebbe un impegno più limitato nel tempo.
Le due tipologie di contratto
La legge fondamentale sugli affitti è la 431/98 e prevede due distinte tipologie contrattuali di lunga durata. La prima con canone libero e durata minima di otto anni: formalmente si




