Gli Stati dell’Unione europea possono imporre autorizzazioni preventive per gli affitti brevi e limitarne il rilascio nelle città dove la scarsità di abitazioni per i residenti è diventata strutturale. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza del 22 ottobre 2026, relativa alla causa C-813/24. La decisione arriva in un momento di forte incertezza normativa per l’Italia, dove il Governo contesta le nuove iniziative europee sul tema, mentre Regioni e Comuni procedono con proprie misure. Il pronunciamento non introduce divieti automatici, ma chiarisce a quali condizioni le amministrazioni possono intervenire per tutelare la residenzialità. Resta aperta la questione di una disciplina nazionale capace di distinguere le locazioni occasionali dalle attività organizzate su scala imprenditoriale, garantendo regole proporzionate e condizioni di concorrenza corrette tra le diverse forme di ospitalità.
La Corte Ue: gli affitti brevi possono essere sottoposti ad autorizzazione
La sentenza nasce da una controversia a Bruxelles, dove una società immobiliare specializzata nella locazione di alloggi per brevi periodi si era vista negare l’autorizzazione per gestire una struttura ricettiva. Dopo il ricorso, la Corte d’appello belga ha chiesto ai giudici europei di chiarire se le norme locali fossero compatibili con il diritto dell’Unione. La Corte ha stabilito



