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Adulti che vivono come teenager: chi sono gli «adultescenti» e perché non vogliamo più diventare grandi

di Danilo di Diodoro

C’è chi rimanda le decisioni importanti, chi teme le responsabilità e chi non riesce a impegnarsi in una relazione. Un nuovo tipo di personalità, sempre più diffuso nella nostra società, bloccato in un presente stabilizzato e non problematico, vissuto senza porsi troppe domande sul proprio progetto esistenziale

Una persona nuova si aggira nella società contemporanea. È l’«adultescente», un adulto che, più o meno inconsapevolmente, conserva comportamenti e tratti di personalità tipici dell’adolescente. Se ne parlerà al seminario «Adolescenze interminabili» a Milano il 7 novembre, organizzato dalla Scuola di specializzazione in psicoterapia Nuova Clinica Nuovi Setting, in collaborazione con il Gruppo infanzia, adolescenza e parentalità dell’Association européenne de psychopathologie de l’enfant et de l’adolescent (Aepea).
«Quella dell’adultescente è una figura che sembra non essere riuscita a stabilizzarsi né nella posizione adolescenziale, né in quella adulta» dice Riccardo Marco Scognamiglio, direttore della Scuola.

Un confine sempre più labile

Fino a qualche decennio fa si sapeva con relativa sicurezza dove collocare i confini comportamentali fra adolescenza ed età adulta, c’era uno spartiacque segnato da alcune tappe fondamentali. «Si terminavano gli studi, si iniziava a lavorare, si usciva dalla famiglia d’origine, si costruiva una relazione stabile» continua l’esperto,

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