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Accise, la genealogia polititica di un prelievo, dall’Abissinia all’accisa mobile: la storia delle tasse sui carburanti

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

La tassa sulla benzina esisteva già prima della guerra d’Etiopia. Dalle emergenze del Novecento alle promesse non mantenute

Mancano poche ore alla mezzanotte di lunedì 24 agosto, quando terminerà lo sconto fiscale sul gasolio. Dal giorno successivo il governo assicura che entrerà in funzione l’accisa mobile: il maggiore gettito Iva prodotto dall’aumento dei prezzi petroliferi sarà utilizzato per ridurre temporaneamente il prelievo sui carburanti. Non sappiamo ancora, però, quanto varrà il nuovo sconto. Quello in scadenza, pari a 14 centesimi di accisa e a poco più di 17 considerando anche l’Iva, ha abbassato l’aliquota sul diesel da 672,90 a 532,90 euro per mille litri.

Questo è soltanto l’ultimo capitolo di una storia fiscale che attraversa quasi un secolo di guerre, calamità, crisi economiche e promesse elettorali. Una storia raccontata spesso attraverso una lista diventata proverbiale: la guerra d’Etiopia, Suez, il Vajont, l’alluvione di Firenze, i terremoti del Belice, del Friuli e dell’Irpinia, le missioni militari in Libano e in Bosnia. Come se a ogni rifornimento gli italiani versassero ancora pochi millesimi per ciascuna emergenza del passato.

La tassa c’era già prima dell’Etiopia

Le imposte di fabbricazione accompagnano l’Italia fin dal 1864,

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