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A Roma, ai Parioli, sopravvive una trattoria di mare “d’altri tempi”

Il pesce che anticamente dalla costa laziale riforniva la città via Tevere, combinato a ingredienti rurali e contadini, ha contribuito allo sviluppo della cultura marinara dei romani. Se un tempo gli esemplari pregiati finivano sulle tavole di nobili e papi, da quelli poveri come alici, sarde, maccarelli, polpi e razze, uniti a verdure, erbe e legumi, sono nati capolavori della cucina giudaico-romanesca, come gli Aliciotti con l’indivia o la Minestra di broccoli e arzilla. Li ripropone Fauro 1937, un locale storico dei Parioli, che nonostante il recente cambio di gestione continua a non inseguire mode e a riproporre il gusto del mare nella sua semplicità, restituendone l’essenza nel piatto, anche in ricette reinterpretate. Soprattutto non si è voluta tradire l’idea del fondatore, un pescatore di Ponza, che circa 90 anni fa esorcizzò la nostalgia per la sua isola portandosi dietro reti da pesca, bussole, lampade e bitte. Ancora oggi sono esposti in bella vista, e il dinghy di legno sul soffitto, a vele spiegate, abbraccia la sala grande.

Un angolo della sala del ristorante Fauro 1937 Un angolo della sala del ristorante Fauro 1937

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