
di Aldo Grasso
La tv conosce bene la forza emotiva degli animali, ma fin dove può spingersi lo scherzo?
Nella puntata «Inside – Che bestie» condotta da Stefano Corti, le «Iene» riuniscono alcuni dei servizi che negli ultimi anni hanno dedicato agli animali (Italia 1). Il tema è classico e divisivo: non lascia indifferenti e mette in luce alcune contraddizioni della società contemporanea. La tv, poi, conosce bene la forza emotiva degli animali. Un cane maltrattato, un leone in gabbia, un cucciolo abbandonato suscitano una reazione immediata, spesso più forte di quella provocata da un’inchiesta economica o politica.
Il dibattito oscilla fra due poli: da una parte l’animale amato come un figlio, dall’altra quello selvatico percepito come una minaccia da eliminare. Dopo le predazioni o gli attacchi alle persone, c’è chi arriva a invocare l’abbattimento degli orsi. Eppure, quando raccontiamo gli animali, finiamo spesso per raccontare soprattutto noi stessi: le nostre paure, i nostri desideri, le nostre ossessioni.
L’animale domestico può diventare una proiezione affettiva: quasi un figlio, un membro della famiglia a cui attribuiamo sentimenti, intenzioni e caratteristiche umane. Sui social, il legame affettivo si trasforma talvolta in una messa in scena: non basta




