
di Alessandra Testa
Il presidente di Nomisma Energia: «Gli studenti hanno ragione, ma fino a un certo punto: bisogna anche pensare alle fabbriche e a fare impresa»
Un crisantemo 5 euro, il roast beef schizzato a 30 al chilo e lo strutto per lo gnocco fritto passato da 5 a quasi 8 euro. Per Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, i fiori per i cari estinti e la spesa nel quartiere popolare della Bolognina sono il termometro di un’inflazione che morde, alla vigilia di un inverno che si preannuncia caldissimo per i prezzi e freddissimo per le tasche degli italiani.
Che spiegazioni le ha dato il suo macellaio?
«Mi ha detto che è colpa mia che sono un economista, dei trasporti e del gasolio. Poi ha spiegato che il suo margine sulla carne all’ingrosso è sempre lo stesso. I costi hanno inciso tantissimo: in agricoltura e nei mangimi l’energia pesa ormai per il 15% sul prezzo finale».
Cosa c’è dietro?
«L’energia è la principale causa, con un effetto amplificato da trasporti e aspettative. C’è il caos totale. In un anno il gasolio è aumentato di 60 centesimi al litro, il 25% in più. Il gas ha raggiunto




