di Federico Fubini
Così il ministro dell’Economia e delle Finanze punta a uscire dalla procedura di infrazione europea sul deficit per avere più risorse nel 2027
Giancarlo Giorgetti ha l’aria di essere arrivato al varo della legge di Bilancio di un umore migliore rispetto a quando era entrato in quel percorso. Ieri ha sottolineato quanto la manovra approvata dal governo fosse «seria»; e ciò ha un significato preciso in vista di una possibile uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo a Bruxelles in primavera e della campagna elettorale subito dopo. Eppure le premesse non erano state così rassicuranti. Il ministro dell’Economia resta convinto che la guerra in Iran comporti un costo maggiore di quanto appaia per l’Italia e la finanza pubblica. È sotto gli occhi di tutti che l’aumento del prezzo di petrolio e gas è costato al governo più dei 2,8 miliardi di euro impegnati nei tagli delle accise. È chiaro anche che ha innescato nuova inflazione, la quale a sua volta ha contribuito a un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni (dunque del costo del debito) da 3,2% di fine febbraio al 4,5% attuale.
Il rating
Con i suoi collaboratori però Giorgetti




