
di Mara Gergolet
La stampa tedesca lo ha ribattezzato «Afd Leak»: hackerati e divulgati, oltre alle mail, anche programmi strategici, carte d’identità, conti bancari e fatture di Alternative für Deutschland. Il partito minimizza, ma l’archivio (così sterminato da essere ancora in corso di analisi da parte dei media e dell’opinione pubblica) è fonte di imbarazzi e tensioni interne
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BERLINO – La domanda è una sola: quanto grande è il disastro per l’AfD? Quanto il materiale hackerato metterà in imbarazzo il partito e che cosa rivelerà dei dialoghi, programmi, procedure d’espulsione, insomma della vita interna dei deputati e camerati d’estrema destra?
Che sia un colpo senza precedenti, questo «AfD Leak», è detto nei numeri. Due giorni fa, 421mila mail, 50mila allegati, carte d’identità e conti bancari, fatture, ma anche programmi strategici e documenti sono stati pubblicati online. Tra questi, anche mail della leader Alice Weidel, del «vice» Tino Chrupalla, del patriarca Alexander Gauland, della direzione federale e di decine di membri del Parlamento. Un tesoretto a disposizione di chiunque volesse scaricare questo gigantesco archivio da 280 giga, con un indice completo e riassunti integrali realizzati dall’AI sul sito hexane.cc, pagato dagli hacker «di tasca nostra», come




