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Tennis, tra racchette lanciate e depressione. L’esperto: “Si rischia un punto di non ritorno”

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Quanto sta accadendo negli ultimi mesi racconta di un tennis che sta faticando a gestire la salute mentale dei propri atleti. Ad agosto Jack Draper è arrivato al limite della crisi di nervi, scoppiando a piangere dopo il match di Montreal contro Atmane e dopo mesi di continui infortuni. E soltanto pochi giorni fa Julian Ocleppo, costretto a lasciare il tennis professionistico dopo una lunga serie di problemi fisici, ha raccontato pubblicamente i suoi problemi di salute mentale e le sue difficoltà nel parlare di depressione. Ma gli esempi sono tanti: dalla crisi di Tsitsipas agli antidepressivi di Rublev, fino agli attacchi di panico di Dimitrov. L’ultimo episodio, quello di Terence Atmane a Shanghai è particolarmente esplicativo: il francese perde la testa e lancia la racchetta verso gli spalti, rischiando di colpire qualcuno del pubblico. Poi si scusa, rivela di aver avuto problemi di salute mentale e dice addirittura di meritarsi l’odio che sta ricevendo a causa del suo comportamento. Un cortocircuito che esemplifica bene la complessa situazione non solo del francese, ma di tutto mondo il tennis, alle prese con una serie di problemi di salute mentale mai così prorompente, come spiega il professor Aldo Grauso, psicologo dello sport e

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