
Punti di forza, compromessi e cose a cui abituarsi del Duo, il primo iPhone che cambia l’iPhone dopo (quasi) 20 anni. Lo abbiamo testato in anteprima
Abbiamo usato il nuovo iPhone Duo in anteprima per una settimana. Perché al di là dell’ingegneria, la vera notizia del primo pieghevole di Apple è l’impatto con il quotidiano: un’esperienza che costringe a fare i conti con vent’anni di memoria muscolare delle nostre dita. Chiuso in mano sembra un piccolo lingotto in titanio grande quasi quanto un passaporto (pesa 254 grammi, record per un iPhone, ma in tasca sta comodo). Quando lo si apre (usando sempre a due mani, perché i magneti della chiusura sono molto tenaci) scende a 5,2 millimetri di spessore e svela il suo vero punto di forza: lo schermo interno da 7,6 pollici con finitura opaca nanotexture. A differenza dei «Plastic Oled» concorrenti non trattiene le ditate, ha una consistenza quasi cartacea sotto i polpastrelli e nasconde quasi sempre la piega centrale.
Ma come ci si convive ogni giorno? Bisogna abituarsi ai tasti del volume spostati sul bordo superiore, all’assenza del Face ID (sostituito dal Touch ID laterale e dallo sblocco con Apple Watch) e




