di Giuliana Ferraino
L’ex presidente della Bce: dietro le proteste le «aspettative bloccate» di una generazione che fatica a trovare lavoro. Sui titoli francesi: gli spread riflettono il rischio fiscale e politico, per ora Francoforte non interverrà
«Aspettative bloccate». Mario Draghi parte da qui per spiegare il disagio dei giovani europei e le proteste sfociate nella violenza. «Hanno la sensazione che nessuno li ascolti», dice a Lisa Abramowicz di Bloomberg, durante la conferenza di Citadel Securities. Le motivazioni cambiano da un Paese all’altro, ma sotto le tensioni c’è un problema comune: un’Europa che offre poche possibilità di avanzare a chi non ha ancora un lavoro, una posizione, un futuro definito.
«La maggior parte delle persone vuole crescita e giustizia sociale, o crescita con giustizia sociale. Per i giovani, la giustizia sociale significa giustizia fra generazioni. E quando non c’è crescita, diventa molto difficile mantenerla», afferma. È questo, secondo l’ex presidente della Bce ed ex premier italiano, che «genera ansia»: i ragazzi sentono di avere la strada chiusa, «faticano a trovare un impiego» e vedono «una società in rapidissima trasformazione tecnologica», senza sentirsi preparati ad affrontarla.
Abramowicz gli chiede delle immagini di disordini arrivate nel




