Fin dall’antichità, la cucina siracusana fu una delle più celebri del mondo greco, distinguendosi per la capacità di elaborare piatti e ricette raffinate, tanto da diffondere la propria fama ben oltre i confini della Sicilia. Una tradizione che affonda le radici nel V secolo a.C., quando visse Miteco, autore di quello che viene considerato il primo manuale di cucina siciliana. Della sua opera è sopravvissuta una sola ricetta, dedicata alla cepola, un pesce povero, rosso e dalla forma allungata. La preparazione era piuttosto semplice: «Tagliategli la testa. Lavatelo e tagliatelo a pezzi. Copritelo con formaggio e olio e cuocetelo».
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Circa un secolo più tardi, la cucina siracusana, in particolare quella di pesce, fu oggetto delle critiche di Archestrato di Gela, autore dell’Hedypàtheia, ovvero “Le delizie della vita”, considerata la prima guida gastronomica della storia. Nel III secolo a.C., sempre a Siracusa, nacque poi quella che gli storici moderni hanno definito la prima scuola professionale di cucina, per opera del siracusano Labdaco. La ricchezza e il lusso della tavola aretusea trovano, del resto, numerose testimonianze nei testi antichi, dagli scritti di Diogene il Cinico a quelli di Aristotele,




