
di Federica Manzitti
Nel percorso espositivo curato da Simona Antonacci, visitabile dal 16 ottobre al 7 febbraio, una selezione di foto, testi, video, installazioni e racconti autobiografici raccolti dal 1978 a oggi. Al centro c’è il tema dell’assenza
La coerenza di quarant’anni di ricerca scandita in otto progetti e oltre 400 opere, è il biglietto da visita che Sophie Calle presenta a Roma, città prima d’ora mai così aperta al suo lavoro, nella mostra «Sophie Calle. Matrimoni, Rotture e Funerali inclusi», al Maxxi dal 16 ottobre al 7 febbraio.
L’omaggio diffuso in città
Anticipata da una curiosa «Birthday Conference», alla quale i partecipanti erano ammessi solo se provvisti di regalo — il 9 ottobre, giorno del suo compleanno — e da una performance domenica scorsa al Cimitero Acattolico per realizzare la prima opera permanente del museo di via Guido Reni al di fuori della sua sede, l’esposizione è la prima antologica nella Capitale di quest’artista parigina classe 1953.
Opere dal 1978 al 2026
Fotografie, testi, video, installazioni e racconti autobiografici compongono un percorso che parte dal 1978 e arriva al 2026 sapientemente in equilibrio tra l’oggettivazione e l’autofiction — di cui in Francia sono maestri se si pensa




