L’Ucraina ha fatto miracoli per dotarsi di un’industria bellica avanzata, nei droni e non solo. L’Europa ha aumentato il proprio sostegno politico e finanziario man mano che Washington si sfilava. E tuttavia le armi americane, l’intelligence degli Stati Uniti e lo spionaggio dai cieli del Pentagono restano ancora insostituibili. Lo hanno dimostrato in modo brutale gli eventi di questa settimana.
Il contesto politico è noto. Trump ha chiesto all’Ucraina di smettere di colpire le raffinerie russe e ha invocato l’uscita di scena di Zelensky, lasciando intravedere la possibilità che Washington stacchi la spina. Nel giro di poche ore due segnali hanno mostrato che cosa significherebbe. Le forze ucraine hanno denunciato che l’accesso alle comunicazioni satellitari Starlink era stato strozzato, rallentando i droni. E Zelensky ha rivelato che non stavano più arrivando dai partner gli allarmi che di solito consentono alla contraerea di intercettare i missili balistici lanciati dalla Russia.
Oggi l’Ucraina dipende dall’America molto meno che nel 2022, all’inizio dell’invasione su larga scala. Ma, come sintetizza Franz-Stefan Gady, analista militare con base a Vienna che ha trascorso lunghi periodi al fianco delle truppe ucraine, la dipendenza residua si concentra in pochi settori critici. Li elenca uno per uno




