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Dai formaggi nelle ex miniere alla ripiantumazione delle città, così la Lombardia ripensa la sua (pesante) eredità industriale in chiave «green»

di Massimiliano Del Barba

Venerdì 16 ottobre a Milano l’evento conclusivo del Settimo Forum regionale per lo Sviluppo sostenibile. L’assessore all’Ambiente Giorgio Maione: «Molti i progetti in corso oltre alle miniere fra cui anche la rinaturazione del Po»

Duemila anni fa nessuno dei prigionieri di guerra che i Romani, dalle coste del Mediterraneo, avevano deportato nelle valli subalpine appena conquistate dalle truppe del generale Druso per coltivare le vene di ferro spatico avrebbe mai immaginato che quelle stesse miniere (luoghi di fatica e di morte) sarebbero state utilizzate come celle per invecchiare i formaggi.

Dai damnata ad metalla, gli schiavi cavatori che l’Impero utilizzava come forza lavoro per alimentare di spade, scudi e armature gli arsenali di Roma, al Valtrompia Dop, un formaggio a pasta extra dura, semigrasso, prodotto a partire da latte crudo delle vacche che pascolano lungo il pedemonte lombardo. Negli ultimi anni ci vengono i turisti a visitare questi lunghi corridoi stipati di forme circolari: una capsule collection ipogea per chi cerca la riconnessione con la natura. Eppure nel mezzo di questi due millenni c’è tutta la storia della siderurgia italiana, che è anzitutto un’impresa montana fra i pendii di queste Prealpi ricche

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