
di Alessandro Sala
Senza un impegno concreto per la difesa della biodiversità, il campo largo perderebbe più di 385 mila voti. Anche in questa coalizione c’è una componente favorevole all’attività venatoria
Anche il centrosinistra potrebbe pagare, elettoralmente, un mancato impegno nella difesa della biodiversità. Non solo la coalizione guidata da Giorgia Meloni, dunque, deve fare i conti con gli umori della popolazione che in questo momento segue da vicino la discussione sulla riforma della legge 157 che regola la caccia (QUI il focus su quanto perderebbe il centrodestra in caso di approvazione delle nuove norme). La conferma arriva, ancora una volta, dalla rilevazione Ipsos-Doxa per Fondazione Capellino di cui oggi è stata diffusa la quarta e ultima serie di dati.
Per valutare il «sentiment» degli elettori del centrosinistra il sondaggio ha messo a confronto due scenari: da una parte una coalizione progressista che inserisca nel proprio programma elettorale un impegno chiaro e concreto a favore della protezione dell’ambiente, della biodiversità, della flora e della fauna selvatica; dall’altra la stessa coalizione che scelga di non impegnarsi su questi temi. Il risultato è espresso come «saldo elettorale», vale a dire la differenza tra voti potenzialmente acquisiti e voti potenzialmente persi nello scenario




