«Quello che abbiamo scoperto è che dipende molto da quali specie si alleveranno» per perseguire questa crescita, ha detto Tara Ganesh, autrice del report per contro della Ong. «In base a questo, l’impatto può variare tantissimo», ha aggiunto.
Secondo le stime della FAO, ad oggi circa il 20% di tutto il pesce pescato a livello globale non viene consumato per scopi alimentari, ma viene «ridotto» in farina e olio di pesce, per la produzione di mangimi per il settore zootecnico, prevalentemente allevamenti di pesce, ma anche allevamenti a terra. Secondo gli autori dello studio, la percentuale di mangimi usati per i soli allevamenti ittici potrebbe crescere fino al 46%, se questa industria dovesse crescere esponenzialmente, come ipotizzato dalla roadmap FAO.
L’acquacoltura è l’industria alimentare che cresce più rapidamente al mondo, e dal 2022 produce la metà dei prodotti ittici consumati a livello globale. Ma il termine «acquacoltura» racchiude in realtà produzioni molto diverse, che hanno un diverso impatto sull’ambiente e gli ecosistemi. Si va dalla coltivazione delle alghe, all’allevamento di vongole o cozze, che sono organismi filtratori che non richiedono l’uso di mangimi, fino all’allevamento di pesci erbivori e di specie carnivore, come le spigole, le orate, i salmoni, i




