
di Alessandro Sala
Il report di Legambiente sui reati in campo ambientale mostra un lieve calo su base annua (-12%), ma il loro peso continua ad incidere sulla qualità degli habitat e sulle persone. Mentre i gruppi criminali fanno grandi affari
In termini complessivi, nel 2025 i reati ambientali sono stati il 12% in meno rispetto all’anno precedente. Ma se ne continuano a commettere troppi e, soprattutto, queste azioni continuano a lasciare pesantemente il segno. E a dimostrare l’intensa attività della criminalità organizzata, soprattutto in alcune regioni del Sud, che sulla gestione illegale del trattamento dei rifiuti continua a realizzare business milionari. È lo scenario che emerge dal report di Legambiente «Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia», realizzato sulla base dei rapporti di attività delle forze dell’ordine terrestri e delle capitanerie di porto, presentato oggi a Roma.
Nel dettaglio, i reati ambientali accertati sono scesi a quota 35.735, a fronte dei 1.460.611 controlli effettuati (+0,4%). Detto in altri termini, si è registrata una media di 98 reati al giorno, 4,1 ogni ora, con un ritorno ai livelli del 2023. Al calo dei reati ambientali si affianca però l’aumento degli illeciti amministrativi, che raggiungono quota 77.895,




