
di Goffredo Bettini
«Noi, dopo l’invasione russa, avevamo l’obbligo di aiutare l’Ucraina. Ma, contemporaneamente, dal giorno dopo, avremmo dovuto spingere per la trattativa, il compromesso, la via diplomatica per la pace»
Caro direttore,
il Campo largo sembra paralizzato sulla questione Ucraina. Nonostante abbia raggiunto un’intesa su altre decisive questioni internazionali; a partire dal rifiuto di un riarmo in ordine sparso dei Paesi europei, con in testa la Germania. Per indicare, piuttosto, la necessità di una difesa europea comune, efficiente e per ovvie ragioni meno onerosa.
La Russia ha aperto una guerra sciagurata e criminale. A quasi cinque anni dall’inizio del conflitto l’opzione militare ha dimostrato la sua inutilità. Nessuna delle due parti sembra ormai in grado di prevalere con il solo strumento delle armi.
Eppure, dopo l’invasione, dall’Europa non si è mai sollevata veramente la parola pace. Si è parlato di vittoria finale per l’uno o l’altro fronte, nell’epoca degli ordigni atomici più sofisticati, in grado di far esplodere l’intero mondo. Nella guerra fredda, l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti d’America lavorarono per la coesistenza, il disarmo, l’equilibrio tra potenze.
Oggi, la caduta di qualsiasi forma ordinatrice, produce il caos, l’anarchia, il prevalere della pura




