di Adriano Barrì
Bce e Federal Reserve hanno aumentato il costo del denaro, mossa che favorisce gli istituti di credito. Ma per ora in Piazza Affari dominano altre logiche. In attesa di un riallineamento
Quattro settimane consecutive di ribasso. L’indice Ftse Mib non ne infilava tante dal 2022 e l’anomalia arriva proprio mentre le banche centrali cambiano passo.
Il 10 settembre la Bce ha alzato per la seconda volta nel 2026 i tassi di riferimento di 25 punti base, portando quello sui depositi al 2,50%. Sei giorni dopo, la Federal Reserve ha seguito con un rialzo di un quarto di punto, il primo da oltre tre anni, che porta i Fed Funds tra il 3,75% e il 4% e lascia intendere un’altra mossa entro fine anno.
La regola dei manuali dice che i tassi in salita premiano banche e assicurazioni e puniscono chi ha molto debito e flussi di cassa da obbligazione, come le utility regolate. Un’elaborazione de L’Economia del Corriere della Sera, sintetizzata nella tabella in pagina, ha diviso quindici titoli di Piazza Affari secondo questa logica. Ma i casi di Unicredit, Unipol, Prysmian, Buzzi e Snam mostrano che il mercato, nella settimana delle decisioni, ha fatto quasi




