
di Marco Bruna
Lo scrittore statunitense: «Assurde le guerre di Bush e di Donald Trump»
Jay McInerney ricorda tutto. L’incredulità e lo spaesamento, lo choc quando venne colpita la seconda torre: in quel momento tutti capirono che non si era trattato di un incidente. Ricorda la rabbia, poi la solidarietà dei newyorchesi. Ricorda i traumi fisici e psicologici che anni dopo l’11 settembre 2001 vennero a chiedere il conto. L’autore de Le mille luci di New York, biografo letterario della città, era lì.
Per cinque settimane rimase a downtown come volontario, a un centinaio di metri dall’inferno del World Trade Center. Aiutò le forze dell’ordine e chiunque fosse impegnato nelle operazioni di soccorso. «Ricordo l’attentato dell’11 settembre come fosse ieri, vidi entrambi gli aerei schiantarsi contro le Torri Gemelle. Stavo alzando le tende del mio appartamento, che si affaccia su downtown, verso il World Trade Center. Notai uno strano, piccolo lampo sulla Torre Nord, ma non riuscivo a capire che cosa fosse», racconta McInerney, raggiunto al telefono dal Corriere.
Nessuno, all’inizio, capì che cosa stesse accadendo la mattina dell’11 settembre 2001 a New York.
«Da lontano vedevo la minuscola sagoma di un aereo contro il World




