
di Paolo Valentino
Il rapporto dell’organismo contabile di Bruxelles evidenzia che l’obiettivo della «defense readiness», la prontezza a difendersi, è ostacolato dall’atteggiamento dei governi nazionali
L’Europa rischia di mancare l’obiettivo dell’autonomia strategica entro il 2030. Nonostante gli ambiziosi piani per la difesa messi a punto a Bruxelles e il robusto aumento dei bilanci militari in tutti i Paesi membri, innescati dall’invasione russa dell’Ucraina e dalla postura neo-imperiale di Mosca, l’Ue sta spendendo male le nuove risorse. Lo dice un rapporto della Corte dei conti europea, secondo cui l’enorme incremento della spesa per la difesa non si accompagna a un cambiamento strutturale nelle modalità e nei contenuti degli investimenti.
Tra il 2020 e il 2025, considerati nel loro insieme, i Paesi dell’Unione hanno aumentato i fondi per gli armamenti dell’80%, da 262 miliardi a 418 miliardi di euro, dopo oltre due decenni di bassi stanziamenti, scorte di munizioni ridotte al minimo, tempi troppo lunghi nella produzione di missili, dipendenza da fornitori non europei (in primo luogo gli Usa) e difficoltà logistiche. Si è trattato di una vera e propria Zeitwende, con le parole dell’ex cancelliere tedesco Scholz, una svolta epocale per l’industria europea della difesa, che ora vede




